L’opinione di Massimo Cestaro, Vicepresidente Fondimpresa

Lun, 15/06/2020
Massimo Cestaro

Siamo oramai sufficientemente abituati a considerare i cambiamenti che attraversano il mondo del lavoro determinati dall’innovazione tecnologica. Ciò è del tutto evidente se si considera che con l’introduzione della robotica, a partire dagli anni ‘80, e fino ai giorni nostri con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le trasformazioni sono state continue e profonde”: è cambiata l’occupazione, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo; la “pervasività” delle nuove tecnologie ha cambiato i processi e i prodotti; la globalizzazione dei mercati ha determinato nuovi standard di competitività. Come tutti i grandi cambiamenti, anche questa fase è caratterizzata da una combinazione di profonde criticità e straordinarie opportunità. Abbiamo chiesto ad uno dei migliori demografi italiani – Alessandro Rosina – di prefigurare chi saranno i lavoratori di cui ci dovremo occupare nei prossimi anni. Il tema che vogliamo porci ora è infatti una riflessione sulla “composizione sociale” dell’occupazione in Italia e come questa composizione tenderà a trasformarsi in futuro. Sono evidenti le trasformazioni dei profili professionali e, tuttavia, occorre interrogarsi anche su quali potranno essere i possibili mutamenti sociali al fine di orientare gli indirizzi della formazione continua. Ad esempio, è immaginabile che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale possa riequilibrare il rapporto tra uomini e donne nel mondo del lavoro? È pensabile che la globalizzazione, per un Paese vocato all’export e in una posizione geografica come l’Italia, possa far diventare l’immigrazione una risorsa e non un problema?