Parlare di Gender Gap oggi finalmente ha un respiro diverso: siamo passati dall’idea che fosse solo un problema ideologico alla piena consapevolezza del mondo economico che solo abbattendo gli ostacoli culturali che limitano parità e rispetto, si possa ambire ad una economia del futuro. L’importanza di essere protagonisti di un cambio di passo necessario.
Una partita che deve essere spinta sul piano culturale, certo, ma dove il pragmatismo delle imprese e delle associazioni che le sostengono e rappresentano, sta già avendo un ruolo decisivo per spingere un processo virtuoso ormai fondamentale.
Tuttavia, per non farci prendere troppo dall’entusiasmo e per ridare un po’ di analisi di contesto, ricordo che per il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum (WEF), saranno infatti necessari ancora 135,6 anni per chiudere il divario di genere. La cosa non rassicurante è che questo dato sia ancora maggiore rispetto alla rilevazione pre-Covid del 2020, quando avevamo peccato di ottimismo confidando che i 99,5 anni allora previsti, e quindi una soglia sotto il secolo, fosse un buon segnale. È stato subito evidente, invece, quanto la crisi pandemica abbia inferto colpi durissimi all’occupazione femminile, all’inserimento delle donne nei luoghi apicali su vasta scala e a tutto ciò che ne consegue.
Per rispondere a questa battuta di arresto e ricordando che la parità di genere è il quinto tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030, le azioni devono intensificarsi da parte di tutti i soggetti coinvolti. Mi preme ricordare che la gender equity non va ritenuta un obiettivo “femminile” ma, come ci ricorda l’ONU, “la base necessaria per un mondo pacifico, prospero e sostenibile”.
In questo contesto, la spinta alla Certificazione di Genere (per la quale il Governo uscente ha stanziato risorse pari a 10 milioni di euro nel PNRR e previsto meccanismi premiali nelle gare pubbliche, come indicato nelle Leggi 108/2021 e 162/2021) e l’Avviso 5/2022 Fondimpresa, con il quale sono stati stanziati 10 milioni di euro per la realizzazione di Piani formativi aziendali o interaziendali condivisi, rivolti esclusivamente alle donne di tutte le età e ai lavoratori Over 50, rappresentano una giusta direzione.
Indicativo come, secondo solo alla politica, quello economico sia il settore in cui il gender gap si fa più evidente. E da brividi il dato secondo cui al traguardo (sempre secondo il WEF) manchino ancora 267,6 anni.
Una lentezza che, secondo il report, trova terreno fertile nelle ancora pesanti disparità di reddito tra i due generi e dalla scarsa presenza di donne nelle posizioni manageriali all'interno delle aziende. Temi su cui però si sta lavorando con un approccio più consapevole ed efficace. Il cambio di passo è decisamente ancora tutto da fare, ma la strada è tracciata.