Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia

Mer, 29/06/2022
Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia

La sfida demografica e quella del mercato del lavoro sono due sfide strategiche che il Governo ha scelto come linee principali di investimento e di azione programmatica per il rilancio e lo sviluppo del nostro Paese, grazie al Pnrr. Paghiamo il frutto di anni senza investimenti mirati in politiche di sostegno alla natalità e alla genitorialità. Riprendendo i modelli e gli studi sulle dinamiche della popolazione, ricordiamo che il sistema è in equilibrio e non decresce quando ogni coppia ha due figli. L’Italia ha invece un tasso di fecondità di solo 1,24. Nel 2019, prima della pandemia, l’Italia aveva un saldo naturale (differenza tra le nascite e le morti) pari a quello del 1918, ovvero una prospettiva demografica uguale al periodo post-bellico di un secolo fa. Questa situazione ha comportato due importanti effetti economici e sociali: un welfare non sostenibile per la troppa differenza tra la popolazione che riceve i servizi e quella che dovrebbe produrli, sostenerli e garantirli; la disincentivazione per le giovani generazioni a scegliere progetti di vita, il che si riflette in una società che non sa animare il gusto dell’innovazione e il gusto del futuro.

I giovani di oggi non sono disinteressati ad avere figli: nei giovani del nostro Paese il tasso di desiderio di avere figli è pari a quello francese, con la differenza che in Francia questo desiderio si è tradotto in un concreto progetto di vita mentre in Italia è rimasto un desiderio. Come Governo, dopo un’attenta analisi e comprensione, abbiamo voluto riformare le politiche familiari restituendo alle donne e agli uomini del nostro Paese l’opportunità concreta che i loro desideri e le loro aspettative di progettualità di vita potessero diventare realtà di vita. Per diventare genitore bisogna avere lo sguardo avanti sul futuro immaginando che ci sia un futuro possibile. Stessa dinamica per diventare imprenditori: oggi bisogna avere il coraggio di rischiare e di sapere che una scelta imprenditoriale troverà una prospettiva nel futuro. Scegliere il proprio progetto d’impresa ha le stesse caratteristiche di ogni altra scelta di altri progetti di vita, come quello della genitorialità. È quindi sempre necessario avere una prospettiva in avanti.

La riforma del Family Act lega per la prima volta la scelta della genitorialità, maternità e paternità, con l’attivazione di competenze ed energie nel mondo del lavoro: un connubio tra l’elemento demografico e l’elemento del lavoro. La Legge 32 del 2022 è una politica integrata tra mondo del lavoro, servizi sociali e sostegno economico-finanziario, che apre a un nuovo approccio alle politiche familiari.

Lo scenario italiano ai nostri giorni vede l’Italia ultima in Europa per tasso di fecondità e tasso di occupazione femminile, a conferma di quanto il modello adottato nei decenni precedenti sia stato sbagliato perché sbagliato è stato pensare che le donne dovessero occuparsi solamente dei carichi di cura familiare. È stato sbagliato pensare che una donna con carichi di cura familiare non potesse lavorare e, viceversa, una donna occupata e in carriera non dovesse avere carichi di cura familiare o peggio non fosse adatta e capace. Oggi investiamo in sostegno alla maternità e alla paternità in un’ottica di responsabilizzazione condivisa per entrambe le figure genitoriali, investiamo nel valore sociale della genitorialità tramite l’Assegno Unico e Universale, che arriverà a circa 7 milioni di nuclei familiari e più di 11 milioni di figli. Già a maggio lo abbiamo erogato per i tre quarti della platea. L’Assegno Unico e Universale prevede un investimento strutturale di finanza pubblica pari a 20 miliardi di euro l’anno, un investimento finora mai previsto in Italia. È una misura trasversale e inclusiva che riguarda i figli di tutte le tipologie di lavoratori dipendenti, autonomi e imprenditori ed è un nuovo strumento di approccio al welfare non di sussidio ma di accompagnamento che rimane solido e stabile anche nei processi di transizione lavorativa.

L’altro tema fondamentale del Family Act è il lavoro giovanile e femminile. Come sappiamo, purtroppo l’elevata e quasi endemica disoccupazione femminile limita fortemente la potenza fattiva per un reale contributo al cambiamento e allo sviluppo del sistema socio-economico del Paese. I risultati delle ragazze laureate risultano essere migliori di quelli dei ragazzi e tuttavia, già dall’anno successivo alla laurea, nel mondo del lavoro la rappresentatività femminile è inferiore a quella maschile, come anche la retribuzione e il riconoscimento della qualità professionale. Il costo del lavoro femminile è attualmente più alto di quello maschile e con il Family Act abbiamo voluto intervenire per eliminare questa stortura supportando le imprese. Vogliamo evitare che una donna si debba astenere dalla scelta di essere madre o di essere lavoratrice.

Grazie al Pnrr abbiamo inoltre introdotto la Certificazione della Parità di Genere per le imprese, uno strumento innovativo che entrerà in vigore entro luglio, definita dalla Prassi di Riferimento UNI 125:2022 come processo migliorativo nella pratica imprenditoriale, con l’obiettivo di modificare il volto del sistema delle imprese liberando tutto il talento femminile e apportando quindi un effetto leva di sviluppo nel sistema imprenditoriale-economico-produttivo del nostro Paese. Le imprese che otterranno questa certificazione avranno 50 milioni di euro annui di sgravi fiscali e avranno vantaggi negli appalti pubblici: per questo abbiamo già apportato modifiche al Codice degli appalti. La sfida del Family Act è oggi una sfida possibile e un intervento pubblico necessario: investiamo con l’obiettivo di restituire prospettiva alle donne e agli uomini del nostro Paese per costruire un futuro migliore per tutte e tutti.