Lo sguardo sul sistema con Elvio Mauri, Direttore Generale Fondimpresa

in foto Elvio Mauri

Facile candidarsi per gestire le politiche attive per il lavoro, un poco più difficile spiegare cosa sono le medesime. Fondimpresa vuole dare un contributo affinché la composizione della spesa per le politiche attive sia positiva e senza sprechi. La prima cosa che dobbiamo dire e che è importante ricordare è che le politiche attive per il lavoro costano (ed anche non poco) se si vuole organizzarle in modo efficace, con una corretta modulazione e con l’altrettanto corretta customizzazione. Dire cosa costano non è facile, sia perché non è immaginabile riferirsi ad una platea di costi standard sia perché tutto dipende dall’intensità delle politiche da attivare che sono naturalmente inversamente proporzionali alla spendibilità del lavoratore sul mercato del lavoro. La regina delle variabili è naturalmente la domanda di lavoro delle imprese. Se guardiamo allo storico dell’esperienza di Fondimpresa fino ad oggi – quindi facciamo riferimento all’esperienza dell’avviso 3/ 2022 che si rifà all’avviso 3/2019- arriviamo a 9707 euro a lavoratore ricollocato. Tanto o poco? o giusto? Non tocca al Fondo dare questa risposta mi limito a rispondere con un “accettabile “ricordandoci che parliamo di risorse pubbliche e che ad esempio i percettori di naspi arrivavano a 5000 euro per la ricerca di lavoro. Chiaramente – da qui anche la scelta di aumentare le risorse recuperabili da singola azienda in questo avviso rispetto che nel precedente – una attività di formazione finalizzata e di successo non si risolve certo con risorse scarse perché occorre organizzare classi, laboratori, strutture docenti, macchinari, matching, attività che sono sempre più necessarie tanto più aumenta il gap fra le competenze acquisite in partenza e quelle richieste per l’arrivo felice al posto di lavoro. La formazione guidata dalle imprese – se imprese vere – è una condizione irrinunciabile per il successo dell’iniziativa. Mi si potrebbe dire che se spendessimo 9000 euro per disoccupato spenderemmo 27 mld di euro per le politiche attive. Oggi – se i numeri non sono cambiati I – spendiamo 28,9 MLD di euro. Ed avremmo la certezza di dare posti di lavoro. Mi rendo assolutamente conto che la sto raccontando in modo assolutamente semplice ed anche un po' banalizzante, ma non credo di andare troppo lontano dal vero. Sia in Francia che in Germania si spende di più ma si spende probabilmente anche un poco meglio proprio perché si privilegiano di più le politiche attive che quelle passive. Occorre prima di tutto quindi uno sforzo finanziario per cambiare paradigma: ed il governo con il ministro Orlando l’ha in parte già fatto restituendo – seppur sotto condizione sospensiva - ai fondi interprofessionali i 120 ml che erano oggetto della famosa trattenuta del comma 722. Adesso occorre fare ancora di più sia dal lato dei provvedimenti attuativi finalizzati a rendere certa e vera quella spesa, sia in termini culturali e di scelte politiche. Noi – in questa newsletter – spieghiamo l’avviso 3/ 2022 che rappresenta la reiterazione della volontà di Confindustria, Cisl, Cgil e Uil di investire sugli inoccupati che diventano occupati, spero che la prossima volta la newsletter possa parlare dell’avviso in cui riusciamo a spendere le risorse restituiteci per formare i cassintegrati.