Intervista a Gianni Bocchieri, Direttore Generale Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione e Semplificazione, Regione Lombardia
1. Quanto sono importanti le competenze di base nel mercato attuale della formazione? A mio parere, rivestono un ruolo di primo piano nel mercato della formazione, in quanto di primario interesse per il mercato del lavoro. Ma la vera sfida riguarda la loro individuazione: non possiamo pensare ad un catalogo rigido e statico, queste sono mutevoli perché non sono le stesse di 10 anni fa e tra 5 anni non saranno uguali. Occorre in primo luogo riconoscerle, intercettarle ed aggiornarle, anche sul modello dei quadri delle competenze digitali e imprenditoriali della Commissione europea. In secondo luogo, il sistema formativo ha il compito di tipizzarle, distinguendo le competenze di base dalle competenze “altre”. Senza le competenze di base manca la mappa cognitiva a cui legare gli apprendimenti successivi: competenze trasversali e soft skills che consentono di esprimere al meglio le competenze tecniche e professionali.
2. Perché investire in formazione sulle competenze di base in azienda? La repentina evoluzione del mercato del lavoro e l’adattamento delle imprese italiane, spinte soprattutto dagli eventi esogeni che stanno influenzando la vita economica e sociale, stanno rivoluzionando l’organizzazione, i tempi, i processi e le modalità di realizzazione dei servizi e dei prodotti. I dati dimostrano che le PMI europee richiedono profili professionali con nuove e più elevate competenze, in possesso primariamente delle competenze digitali, di base e avanzate: entro il 2025, il 90% delle professioni avrà subito significativi cambiamenti strutturali introdotti dall’espansione di Impresa 4.0, dalla transizione digitale e da quella green. Quindi, la capacità di competere nell’attuale sistema produttivo, interconnesso e altamente competitivo, in un periodo di profonda evoluzione dei processi, delle relazioni e delle forme del lavoro, è strettamente collegata alla qualità del capitale umano di cui dispone, a cui è richiesta curiosità, capacità di adattamento, resistenza allo stress, doti comunicative, ma anche competenze alfabetico funzionali, matematiche, multilinguistiche e imprenditoriali, solo per citarne alcune.
3. Quali sarebbero i margini di miglioramento secondo lei a seguito di una formazione del genere? Quali le possibili ricadute? Formare i dipendenti sulle competenze di base aiuta ad incrementare il loro potenziale e a garantire la loro soddisfazione. Diversi rapporti hanno evidenziato come le opportunità per l’apprendimento e per la crescita professionale aumentano il livello di soddisfazione sul lavoro.
1. Quanto sono importanti le competenze di base nel mercato attuale della formazione? A mio parere, rivestono un ruolo di primo piano nel mercato della formazione, in quanto di primario interesse per il mercato del lavoro. Ma la vera sfida riguarda la loro individuazione: non possiamo pensare ad un catalogo rigido e statico, queste sono mutevoli perché non sono le stesse di 10 anni fa e tra 5 anni non saranno uguali. Occorre in primo luogo riconoscerle, intercettarle ed aggiornarle, anche sul modello dei quadri delle competenze digitali e imprenditoriali della Commissione europea. In secondo luogo, il sistema formativo ha il compito di tipizzarle, distinguendo le competenze di base dalle competenze “altre”. Senza le competenze di base manca la mappa cognitiva a cui legare gli apprendimenti successivi: competenze trasversali e soft skills che consentono di esprimere al meglio le competenze tecniche e professionali.
2. Perché investire in formazione sulle competenze di base in azienda? La repentina evoluzione del mercato del lavoro e l’adattamento delle imprese italiane, spinte soprattutto dagli eventi esogeni che stanno influenzando la vita economica e sociale, stanno rivoluzionando l’organizzazione, i tempi, i processi e le modalità di realizzazione dei servizi e dei prodotti. I dati dimostrano che le PMI europee richiedono profili professionali con nuove e più elevate competenze, in possesso primariamente delle competenze digitali, di base e avanzate: entro il 2025, il 90% delle professioni avrà subito significativi cambiamenti strutturali introdotti dall’espansione di Impresa 4.0, dalla transizione digitale e da quella green. Quindi, la capacità di competere nell’attuale sistema produttivo, interconnesso e altamente competitivo, in un periodo di profonda evoluzione dei processi, delle relazioni e delle forme del lavoro, è strettamente collegata alla qualità del capitale umano di cui dispone, a cui è richiesta curiosità, capacità di adattamento, resistenza allo stress, doti comunicative, ma anche competenze alfabetico funzionali, matematiche, multilinguistiche e imprenditoriali, solo per citarne alcune.
3. Quali sarebbero i margini di miglioramento secondo lei a seguito di una formazione del genere? Quali le possibili ricadute? Formare i dipendenti sulle competenze di base aiuta ad incrementare il loro potenziale e a garantire la loro soddisfazione. Diversi rapporti hanno evidenziato come le opportunità per l’apprendimento e per la crescita professionale aumentano il livello di soddisfazione sul lavoro.