Fondimpresa è da sempre in prima linea per il sostegno alle politiche attive del lavoro, il nostro impegno è parte stessa dei nostri patti costituenti, insito nella natura stessa dei fondi. I fondi interprofessionali sono normati da una legge nazionale risalente a oltre vent’anni fa: la legge 388/2000, parzialmente modificata dall’art. 48 della legge 289/2002, gestiti pariteticamente dalle organizzazioni datoriali e sindacali, i Fondi vengono finanziati con il prelievo dello 0,30% dei salari dei lavoratori delle imprese aderenti.
La mission dei fondi interprofessionali era ed è quella di “promuovere lo sviluppo della formazione continua in un’ottica di competitività delle imprese e di garanzia di occupabilità dei lavoratori”, vent’anni dopo, i Fondi si ritrovano a confrontarsi necessariamente con le sfide inedite della pandemia da Coronavirus, ma la sfida essenziale, certamente antecedente alla pandemia, è diffondere una cultura della formazione. Spiegare ad aziende e lavoratori che formarsi è fondamentale per rimanere competitivi. La formazione continua è la politica attiva del lavoro per eccellenza, perché consente di resistere in un mondo del lavoro in rapido cambiamento, rivoluzionato dalla globalizzazione, dall’allungamento delle aspettative di vita, dai cambiamenti tecnologici, ambientali e demografici. Senza dubbio la pandemia e la crisi che ha generato hanno accelerato questi trend, andando a creare nuovi equilibri socioeconomici e modificando le competenze necessarie ai lavoratori, rendendo contestualmente di rapida obsolescenza le skill apprese. Ma quali sono le competenze necessarie alla ripartenza?
In questo anno e mezzo con il ricorso allo smart working e alle tecnologie digitali per garantire la continuità dei processi, si è evidenziata l’urgenza di percorsi di formazione riguardanti le competenze digitali e l’innovazione tecnologica: da un lato ci sono competenze necessarie adesso per affrontare le contingenze, in un mondo del lavoro che come ci siamo detti è profondamente diverso rispetto a quello che era soltanto due anni fa, dall’altro quelle necessarie nel medio periodo, in vista dei cambiamenti che avverranno nei prossimi 10 anni. In quest’ottica riteniamo che sia doveroso ripensare la formazione come un processo che accompagna l’individuo e la sua crescita personale e lavorativa durante la vita.
Ormai è un’urgenza cambiare i modelli formativi classici: la digital transformation impone alle aziende di ripensare e innovare modelli e abitudini. Così come le imprese sono chiamate a rispondere al cambiamento, così chi eroga finanziamenti alla formazione deve consentire alle aziende di utilizzare al meglio le proprie risorse con avvisi che puntino a temi quali l’innovazione tecnologica di prodotto e di processo, le competenze digitali, la green transition e l’economia circolare. Fondimpresa quest’anno ha pubblicato l’Avviso 2/2021 che stanzia 20 milioni di euro per interventi di formazione a sostegno della Green Transition e della Circular Economy nelle imprese aderenti. La domanda di competenze green è ormai trasversale e riguarda tutte le professioni e tutte le imprese.
L’obiettivo insomma è ripartire dall’individuo, studiarne capacità e ruolo in azienda, e solo in seguito intervenire per colmare i gap che riguardano le competenze. Oggi è possibile per le nostre imprese aderenti utilizzare la formazione, strumento essenziale a superare il mismatch, pensare ad una formazione su misura, da svolgere in ambiente virtuale.
La prima bozza della finanziaria, come sicuramente avrete letto, riconsegna nelle mani dei Fondi Interprofessionali i fondi che, sui versamenti dello 0.30% destinati alla formazione continua, erano stati oggetto dal 2014 con l’art. 40 del D.L. n. 133/2014 di un prelievo da parte del Governo. Il prelievo, prima destinato a finanziare per gli anni 2014 e 2015 la cassa in deroga, con la Legge 190/2014 è diventato strutturale, andando a tagliare risorse importanti destinate alla formazione dei lavoratori. Siamo quindi lieti di apprendere che la prima bozza intende restituire questi fondi, per il 2022 ed il 2023, allo scopo originario: la formazione continua.
Gli art. 70, 71 e 72 però vincolano questi 120 milioni alla formazione dei cassintegrati, certamente una categoria che sarà imprescindibile formare in questo momento storico, ma ci piacerebbe che questi fondi potessero essere dedicati anche a disoccupati e giovani, risorse che con una buona formazione specifica potrebbero rimettersi in pista.