Andrea Orlando Ministro del Lavoro

Andrea Orlando Ministro del Lavoro

La crisi pandemica ha innescato sicuramente un processo di accelerazione sulla presa di coscienza del ruolo e del valore della formazione continua.
Ma i cambiamenti erano già in atto prima.
In particolare, la rivoluzione tecnologica e l’evoluzione degli strumenti digitali hanno fatto sì che ci siano stati cambiamenti sia nell'organizzazione del lavoro sia, conseguentemente, nel tessuto sociale delle società, determinando in molti casi difficoltà per un segmento rilevante di lavoratori compresi in una fascia di età critica (45-55 anni). Si tratta ovviamente di lavoratori che di fronte a questi cambiamenti, rischiano di essere espulsi dal mondo del lavoro con una notevole difficoltà a essere ricollocati.
Di fatto, è in corso una trasformazione che tocca tutti i Paesi e per questo è necessario, soprattutto in Italia, ripensare sia le modalità attraverso cui intervenire sul capitale umano delle imprese – e permetterne di conseguenza la riqualificazione – sia per rivedere le politiche a sostegno di tali interventi. In quest’ottica è notevole anche il ruolo che i Fondi interprofessionali possono avere nella creazione di un sistema efficace ed efficiente per le politiche attive in Italia.
Abbiamo in questi mesi lavorato per recuperare risorse in favore dei fondi interprofessionali per rilanciare appunto formazione, qualificazione e riqualificazione, aggiornamento dei lavoratori. Credo si possa lavorare per ampliare il raggio di offerta, compatibilmente con un quadro di equilibrio complessivo di competenze, anche per indirizzare il sostegno da parte vostra all’entrata nel mondo del lavoro di disoccupati e inoccupati con percorsi ad hoc che tengano conto delle specificità dei territori. Sin dal mio insediamento ho prestato molta attenzione al tema della formazione, che, a mio avviso, è la parola chiave per rilanciare il Paese, che sconta molte criticità in questo ambito.

È necessario fare uno sforzo per rimettere il lavoro al centro dell’idea di sviluppo, partendo dalla transizione dalla scuola-università al lavoro. Occorre aggiungere una buona dose di esperienza lavorativa durante il percorso di istruzione, un percorso che ovviamente non deve essere “al ribasso” ma deve potenziare gli a disposizione delle nuove generazioni. La formazione deve accompagnare chi il lavoro non ce l’ha, chi è in transizione, ma anche chi già lavora.

La formazione deve intervenire, dunque, prima e durante il rapporto di lavoro e rispondere non solo alle necessità di transizione e ricollocamento di quanti hanno perso il posto di lavoro, ma anche alle esigenze di competitività delle imprese e di occupabilità delle persone.
In quest’ultima dimensione il ruolo dei Fondi interprofessionali era e resta centrale, perché all’interno delle imprese i Fondi riescono meglio a bilanciare la necessità di competitività delle imprese con quella di occupabilità dei lavoratori che sono all’interno delle stesse imprese.