La formazione continua: strumenti per competere

Gio, 08/04/2021
Tavola rotonda

Tavola rotonda con

Manuela di Centa 
Campionessa Olimpica, membro onorario del CIO e formatrice

Marcel Vulpis
economista, fondatore dell'agenzia di stampa Sporteconomy e Vice Presidente Vicario della Lega Pro

Alberto Miglietta
già Amministratore Delegato Coni Servizi

Bruno Scuotto
Presidente Fondimpresa

  • “Lo sport è stato, dopo inizi molto “incerti”, un volano formidabile per il conseguimento della parità fra uomini e donne. Di certo una medaglia d’oro al femminile non vale meno di quella al maschile. 
  • Quale è stato il processo di formazione -soprattutto culturale - perché si arrivasse a questo risultato? Quali potrebbero essere le “sacche” da debellare affinché la parità sia assoluta?

Manuela Di Centa: “Domanda meravigliosa per una donna come me che fin da bambina ha amato lo sport, senza sapere che ci sarebbero state medaglie. Amavo lo sport e volevo vincere nello sport. Crescendo nella scuola di sci di mio padre ed iniziando a gareggiare mi sono ripromessa che avrei lottato per qualunque disequilibrio avessi incontrato, perché di diversità ce n’erano molte. Nel mio sport fino agli anni 80 non c’era la nazionale femminile e pian piano abbiamo dovuto conquistare tutto. Questo mi ha portata a capire fin da subito che avrei lottato anche in altro modo, come dirigente dello sport.

Questa per me è stata la partenza di una nuova vita, per portare avanti la presenza degli atleti e delle donne negli organismi sportivi. Questo è il nuovo traguardo per lo sport raggiungere l’equilibrio nella rappresentanza degli organismi sportivi”.

Marcel Vulpis: “Al momento abbiamo due donne dirigenti ottime in lega Pro, entrambe scelte per il loro strabiliante curriculum. Lancio una provocazione: un domani potrebbe esserci un consiglio direttivo di sole donne se queste fossero effettivamente i curricula migliori sul mercato. E parlo di lega Pro come di qualunque altro organismo sportivo e non. Bisogna scegliere i candidati che hanno le qualità per ricoprire determinati ruoli, aldilà della differenza di genere. È necessario avere il coraggio di scommettere su figure manageriali diverse dagli stereotipi.

Ho trovato molto intelligente l’idea che ha proposto una società di consulenza estera di oscurare i dati di genere nel curriculum vite quando vengono presentati per una selezione, in modo da non influenzare neanche in maniera inconscia il selezionatore”.

Alberto Miglietta: “Le medaglie rosa sono diventate sono diventate una quantità sostanzialmente identica se non maggiore delle medaglie azzurre. Perché? Ritengo che, non solo nello sport, le donne abbiano acquisito la consapevolezza delle proprie capacità e delle proprie competenze. Noi continuiamo a parlare di competenze trasversali, ma tutte queste caratteristiche che poi sono fondamentali nel mondo del lavoro, nel momento in cui poi si spengono le luci per un atleta che termina la sua carriera sportiva, l’atleta sarà chiamato ad affrontare un percorso di vita completamente diverso. E non è detto che queste competenze in quel momento l’atleta le abbia in atto, ma probabilmente le ha in potenza: da qui l’esigenza fortissima della formazione”.

Bruno Scuotto: “Il mondo della formazione  e dello sport non sono due mondi paralleli bensì due mondi che si sovrappongono e si intersecano. Per quel che riguarda le donne, probabilmente lo sport è arrivato a livelli tali che il mondo del lavoro non ha ancora raggiunto. Lo sport indica la strada. È un problema culturale da sciogliere in entrambi gli ambiti: è necessaria una valorizzazione aldilà dei ruoli ma nell’ambito dei meriti per quanto riguarda il campo lavorativo. Fondamentale è la consapevolezza delle donne delle proprie competenze. il gender gap è ancora sostanziale, si formano meno donne che uomini, in Italia ci sono attività lavorative in cui non vengono avvicinate le donne per partito preso. Questo comporta un deficit non solo quantitativo ma anche qualitativo rispetto alla presenza femminile in determinati settori. Ritengo che la questione delle “quote” sia da superare, è fondamentale il merito e spesso le donne hanno il merito dalla loro parte. Ma non possiamo limitarci a parlare di persone.

Parlando di sistemi, come sottolineato da Julio Velasco, abbiamo bisogno di un sistema che sia in grado di accogliere questo cambiamento culturale. Un esempio su tutti l’importanza della conciliazione vita-lavoro che indubbiamente tocca di più l’emisfero femminile, dati i molteplici ruoli che la donna si trova a ricoprire nella società contemporanea”.

Si investe in strumenti ed infrastrutture in grado di aumentare la platea di fruitori della attività sportive. È possibile pensare ad investimenti altrettanto imponenti per aumentare i fruitori della formazione continua?

Manuela Di Centa: “Terminata la mia carriera agonistica a 35 anni mi sono ritrovata con un mio amico austriaco che mi disse “don’t worry, you have the skills”. Ed in quel momento ho realizzato che avevo le capacità necessarie per reinventarmi come manager e come formatrice. Non posso non citare la possibilità che ho avuto in parlamento di mettere a sistema il liceo ad indirizzo sportivo. L’ho sognato, ideato ed in tre anni e mezzo di lavoro parlamentare è stato votato ed entrato a regime. Oggi è la prima grande piattaforma in cui lo sport entra a sistema come formazione di base. Questa per me è stata una medaglia”.

Marcel Vulpis: “La formazione è linfa vitale per tutti, aldilà del sesso, soprattutto nelle organizzazioni complesse dove queste risorse vengono inseriti o dove già lavorano. E’ quindi necessario investire quota consistente in aggiornamento continuo. Da dirigente posso dire che la formazione continua aiuta a confermare la propria leadership. Essere sempre un passo avanti significa saper guidare il proprio team anche attraverso sentieri non battuti”.

Alberto Miglietta: “Innanzitutto direi di ottimizzare questi investimenti. In prima persona sto supportando un progetto che vada a sostenere lo sport e l’impiantistica di base perché l’impiantistica di base è quella che sorregge il mondo dello sport ed è strettamente connessa all’impiantistica del territorio. Sarebbe interessante se questi spazi diventassero non solo luogo di formazione fisica, ma anche luogo di formazione continua”.

Bruno Scuotto: “Sicuramente ancora una volta il mondo dello sport, con l’utilizzo di spazi comuni, spazi nuovi, nuove tecnologie, nuove infrastrutture, traccia una strada per quello che può essere il mondo della formazione. Fondimpresa ha messo a disposizione delle sue 206.000 aziende aderenti novità anche infrastrutturali, se vogliamo intendere la possibilità di eseguire dei percorsi formativi più che a distanza ma su piattaforma. La realtà quasi ormai varata del conto formazione digitale è una buona prova. Ma anche l’avviso tre 2019 ne è buona prova poiché attraverso questo ci si interessa delle politiche attive e quindi dell’entrata nel mondo del lavoro dei giovani e non dei giovani, dei disoccupati o degli inoccupati a seguito di attività lavorativa che con un refresh di competenze o con delle competenze costruite sulla domanda possono accedere ad un’attività lavorativa. 

Conviene fare squadra, come diceva Velasco, ma manca la copertura nelle piccole aziende e questo possono testimoniarlo, più di altri, i piccoli imprenditori poiché nell’imprenditoria diffusa l’individualismo fa più danni che altrove”.