IL FONDO INTERPROFESSIONALE PER LA FORMAZIONE
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I DATI E IL DIBATTITO
I punti critici del sistema formativo italiano trovano, nell’esperienza Fondimpresa, tutte risposte concrete e positive: le pmi sono coinvolte in altissima percentuale (addirittura il 90% nel Conto di Sistema); le fasce deboli dei lavoratori sono fortemente incluse nella formazione: il 30% dei formati ha titolo di studio pari o inferiore alla licenza media; oltre il 30% è over 45%; il 28% è donna, in settori in cui la forza lavoro femminile sfiora solo il 22%; le procedure (sono le aziende e i grandi gruppi a dirlo, in testimonianze filmate: da Luxottica alle Cantine Florio Duca di Salaparuta) sono semplificate e la formazione può essere progettata a misura di impresa.

Con oltre 68.000 adesioni tra imprese di ogni settore e dimensione e 3.200.000 lavoratori, più di 440.000 lavoratori formati dal 2007, di cui 100.000 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, Fondimpresa rilancia il dibattito portando dati ed esperienze che dimostrano come la formazione bilaterale, gestita direttamente da lavoratori e imprese, sia l’arma più efficace per valorizzare il capitale umano, recuperare competitività, fare innovazione, difendere la qualità del made in Italy. Per questo la bilateralità va praticata con maggior convinzione. più che mai nella attuale fase di crisi.

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, non ha dubbi: “Fondimpresa è un’esperienza positiva che va continuata e noi faremo il possibile per rendere questo strumento ancora più efficace”. Concordano Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti: per i segretari generali di Cisl e Uil l’esperienza bilaterale va potenziata nel territorio, superando ogni preclusione. Una riserva da parte di Guglielmo Epifani, leader Cgil, che vede la bilateralità come fattore importante ma in seconda battuta rispetto alla contrattazione (intervenuti in video).

Allora se la formazione è necessaria, e se, come ha dimostrato Fondimpresa, la formazione bilaterale funziona sia per le imprese che per i lavoratori, perché non estenderla il più possibile?

Ma soprattutto, occorre togliere i Fondi interprofessionali dall’ambiguità che ne rende più difficile l’azione. Michele Lignola lo sottolinea con chiarezza: “E’ necessario completare il quadro normativo per attribuire ai Fondi interprofessionali piena autonomia e sussidiarietà rispetto al sistema pubblico della formazione continua - spiega il direttore generale del Fondo - , in modo che le Parti sociali possano assumersi a pieno la responsabilità delle scelte e dei risultati raggiunti”. Benito Benedini incalza senza mezzi termini: i positivi risultati testimoniano “la lungimiranza che Confindustria, Cgil, Cisl e Uil ebbero nell’immaginare uno strumento in grado di favorire la formazione continua e di indurre nelle imprese e nei lavoratori un approccio diverso, più aperto, più orientato ai valori della formazione”. Per questo i Fondi “liberi da pressioni di natura politica o istituzionale, debbono essere sempre più uno strumento effettivo, efficace e insostituibile per perseguire crescita e sviluppo, per contribuire a favorire quel rilancio dell’economia di cui il nostro sistema industriale e il nostro Paese hanno oggi assoluta e vitale necessità”.

Dal vicepresidente Fondimpresa, Antonio Messia, una sottolineatura forte sulla collaborazione tra le parti sociali. “Dobbiamo – esorta – diffondere le buone prassi presenti nella bilateralità che fin qui abbiamo sviluppato ma anche sul terreno della bilateralità dobbiamo fare di più e meglio, abbandonando anacronistiche chiusure ideologiche, lavorando tutti insieme”. Come si è fatto, tiene ad evidenziare Messia, con le recenti agevolazioni che Fondimpresa, raccogliendo l’invito di Confindustria e sindacati, ha messo in campo per incentivare la formazione dei lavoratori cassintegrati. “E’ un intervento importante, perché consente al lavoratore di sentirsi ancora parte della comunità del lavoro – fa notare Messia – Viene meno così il suo senso di sfiducia e insicurezza, e si riducono i costi sociali”.

Grandi e piccole imprese confermano la bontà del modello: da gruppi come Barilla, Iveco e Luxottica ad aziende con forte tradizione nel territorio, come Cantine Florio Duca di Salaparuta, che hanno coinvolto in un progetto oltre 60 imprese siciliane. O ancora multinazionali come Sirti, che ha messo in formazione i dipendenti di tutte le imprese del suo indotto, o Best, che ha partecipato ad un Avviso specifico sulla sicurezza sul lavoro.
Ingente, l’impegno per la formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, incoraggiato in ogni piano formativo finanziato da Fondimpresa e protagonista di ben 2 Avvisi specifici, che da soli totalizzano finanziamenti per 37 milioni di euro. Un fattore ancora sottolineato da Benedini: “Fondimpresa ha finanziato, e ne sono particolarmente fiero, azioni in tal senso per oltre 60 milioni di euro. Più di qualunque altro organismo pubblico e privato di questo Paese”.