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Marco Frey Presidente Comitato Scientifico Symbola

“Con la green economy le imprese tra loro devono operare sempre di più in una logica di simbiosi”

Quali bisogni di trasformazione e transizione vede? Cosa sta cambiando nel tessuto economico?
E’ un decennio che a livello internazionale si è individuato il tema della green economy come modello di trasformazione ed a questo si è aggiunto il concetto di economia circolare che lo rende ancora più concreto: trasformare in maniera radicale il modello di sviluppo prestando una grande attenzione all’uso delle risorse che sono sempre più scarse e sono destinate a creare (soprattutto nel momento della ripresa) delle forti tensioni, per esempio sulle materie prime. 

Questo processo trasformativo è in corso, la parte energetica è stata vissuta anche prima, l’efficienza energetica non è una novità. Per le imprese, in tutti i momenti in cui c’è stata una forte tensione sui prezzi /costi dell’energia, si è badato molto alla sua ottimizzazione e anche in questi anni di crisi, l’ottimizzazione e l’uso di queste risorse sono state indicative, tanto che gli indicatori sul grado di circolarità dell’Italia sono stati positivi.

In sostanza, questo è un processo radicale, c’è da fare un salto quantico. Oggi a livello globale solo l’8% della materia prima è riciclata (per il 92% usiamo materie prime vergini). Si può capire, dunque, lo spazio enorme dal punto di vista della trasformazione che c’è da mettere in campo e riguarda tutte le risorse, ma riguarda soprattutto la materia più che l’energia, in cui ci sono stati grandi sforzi di incentivazione  nelle  politiche pubbliche negli anni passati, mentre, se ci pensiamo bene, non esistono incentivi sul lato dell’efficientamento nell’uso della materia. C’è anche il problema  dell’acqua, una risorsa chiave,  scarsa, a causa di una forte crescita a livello globale. Queste cose ci riguardano tutte e quindi le transizioni sotto il termine green hanno vissuto una fortissima accelerazione a fronte delle tre grandi crisi di questo decennio, quella economica, sociale e ambientale, insieme e dall’altra parte la spinta che la pandemia ha messo in campo. 

Stiamo vivendo una forte accelerazione di un processo trasformativo che renderà il modello di sviluppo economico completamente diverso da quello precedente, perche’ queste non sono crisi culturali, ma hanno dimostrato che abbiamo bisogno di ripensare al modo di fare economia e di fare impresa all’interno del nostro sistema.

In quali ambiti una iniezione di formazione sui temi green è più urgente? Automotive ed energia sono ben presenti a tutti ma certamente non solo quelli. 
Ormai è chiaro che i processi di transizione siano trasversali rispetto alle logiche settoriali, per cui noi abbiamo già visto come nella chimica verde abbia avuto dei trend di sviluppo completamente diversi dalla chimica tradizionale diventando anticongiunturali in questi anni di crisi. Lo stesso anche nel settore dell’edilizia, in grandissima crisi, la costruzione degli edifici efficienti, in classe a, con attenzione ai materiali dal punto di vista della sostenibilità, ha generato un mercato interessante. Così anche nei settore tradizionali, come per il tessile, un maggior settore di impatto ambientale che recentemente ha fatto un salto di qualità (per esempio le grandi firme della moda si sono impegnate fortemente nell’ultimo anno e mezzo, sul tema dell’economia circolare o sul tema del legno-arredo e i grandi comparti del made in Italy).

Potremmo continuare con altri settori rilevanti, per esempio a tutto ciò che sta avvenendo negli imballaggi, dove la strategia sull’utilizzo della plastica dettata dalla Commissione Europea sta modificando in maniera significativa le scelte nei settori produttivi degli imballaggi.

Una cosa interessante sono le dinamiche settoriali, partiamo dal settore automotive e dall’esempio Fca. Quello che è successo in Tecla qualche anno fa, che aveva come mission non solo quella di essere produttore di automotive ma anche come un operatore della transizione energetica, perché per produrre macchine elettriche bisogna anche tener conto del tipo del fuel, in questo caso essendo energia elettrica deve essere energia prodotta da fonti rinnovabili. Come anche il tema delle batterie, che è un tema canonico all’interno della prospettiva dell’economia circolare, come per gli impianti eolici e fotovoltaici in cui pensando al fine vita bisogna immaginarsi come si ricicleranno quelle materie preziose, per esempio contengono silicio (altra materia prima importante). Quindi dobbiamo produrla, ma anche riciclarla. Da questo punto di vista la dinamica è interessante, le stesse batterie delle automobili diventeranno un punto di stoccaggio di energia necessaria per le smart cities, quindi noi le useremo (quando le auto sono ferme), per tutte le altre funzioni di natura digitale. Quindi l’interconnessione avviene anche con il tema del digitale. 

La sostanza è che le imprese tra loro devono operare sempre di più in una logica di simbiosi, da un lato gli scarti di uno vengono utilizzati da altri e, dall’altra parte, tali interconnessioni fra i vari settori saranno sempre più rapidi e ci troveremo con gli operatori che saranno in grado di valorizzare questo tipo di interconnessioni.