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Julio Velasco

Un allenatore rivoluzionario e illuminato, Julio Velasco. La sua fama, non solo di allenatore, ma di maestro al quale ispirarsi, dentro e fuori dal campo, lo precede, soprattutto grazie al ruolo di commissario tecnico della nazionale italiana di pallavolo maschile, incarico ricoperto da 1989 al 1996. Fu infatti sotto la sua guida che gli Azzurri, fin lì ai margini del volley mondiale, nel corso degli anni 90 del secolo scorso si affermarono tra le formazioni più forti di tutti i tempi, in quella che è passata alla storia come l'epopea della generazione di fenomeni

Ma cosa ne pensa Julio Velasco di Talento e gestione dei talenti? Ne abbiamo parlato anticipando la sua partecipazione alla diretta streaming organizzata da Fondimpresa sul tema “Strumenti per competere. Lo sport è la formazione continua” in programma il 30 Marzo 2021 dalle ore 11.00 alle 12.30.

“Ho chiesto a quattro giocatori cosa fosse un talento e tutti quanti mi hanno risposto “è colui a cui le cose vengono facili”. Questa è l’idea generale, ma ritengo che il vero talento sia colui al quale non solo le cose vengono facili, ma che ha anche capacità di apprendimento e che mantiene quella capacità di apprendimento. Componente essenziale del talento è la capacità di imparare. Quando dobbiamo gestire qualcuno al quale le cose vengono facili, è importante spiegargli che non è contraddittorio il fatto di avere facilità nel fare le cose con l’avere capacità di apprendimento e il continuare a sviluppare la propria abilità. Possiamo presentargli molti esempi di giocatori o musicisti famosi che lo hanno fatto. Non si tratta di sacrificarsi per lavorare con gli altri, ma di continuare a sviluppare il talento imparando e giocando di squadra. Perché quando la squadra non va bene, non c’è talento che tenga”.

Possiamo dire quindi che se è vero che il talento ‘nasce talento’, altrettanto importante è coltivarlo, a partire dal potenziare le capacità di apprendimento fino ad arrivare all’aggiornamento delle competenze. Diverse aziende scelgono la strada della Academy interna, un modo per nutrire i propri talenti, svilupparli e trasformare un gruppo in una squadra. E’ la strada giusta anche per fare squadra? “È fondamentale avere chiaro la differenza tra gruppo e squadra perché molto spesso tendiamo a confondere questi due termini – commenta Velasco. “Un gruppo fa cose insieme, ma una squadra necessita di obiettivi chiari, modo di interagire consapevole e ruoli stabiliti che devono essere accettati e sviluppati. Stabilire i ruoli i compiti connessi a questi ruoli ed i rapporti tra i ruoli stessi, su questo poggia l’idea di squadra. Non è sufficiente “tirare dalla stessa parte” come nel tiro alla fune per fare una squadra, quella sarebbe una squadra povera”. “Il gioco di squadra – sottolinea l’allenatore maestro - è un metodo di lavoro, non è l’unico possibile, ma è un metodo che ha le sue regole ed anche quel metodo deve essere consapevole. Noi dobbiamo sapere come vogliamo giocare, sia quando le cose vanno bene che quando le cose vanno male. Se le cose vanno male cerchiamo i problemi o cerchiamo i colpevoli? Se c’è questo modo di giocare consapevole allora l’errore sarà parte del processo di apprendimento e non un esempio di colpevolezza, come purtroppo spesso succede”.