IL FONDO INTERPROFESSIONALE PER LA FORMAZIONE
     CONTINUA PIU' VICINO ALLA TUA IMPRESA
Link a documento o URL esterno
thumbnail

Mauro Magatti

Il senso di una Academy aziendale è stato fin ora, quello di dare forma alle competenze professionali  dei suoi operatori alfine di alimentare uno sviluppo “ordinato” (controllato?) nel tempo della organizzazione medesima.

La pandemia da Covid -19 ha scosso  fortemente questo  piano di sviluppo sia  a livello esogeno alla impresa che a livello endogeno. E‘ emerso  in questa fase  il termine resilienza, che tuttavia a mio avviso va ri-definito.

“Resilienza viene da “resilio”, il verbo latino che indica il movimento della nave quando, dopo essere stata capovolta dalla tempesta, riesce a rigirarsi e a riprendere il mare con più esperienza. Non c’è resilienza senza apprendimento: è ascoltando la realtà-cioè facendo esperienza-che dall’adattamento si arriva alla trasformazione”.

Non si tratta tanto di resistere dunque, ma di stimolare un movimento inedito di riposizionamento  dei team che compongono una impresa per continuare a navigare. Primo compito di una Academy dunque potrebbe essere proprio quello di fare emergere e stimolare questa  inedita energia di gruppo.

Restando poi nella metafora del navigare, io crede che si debba fare i conti ora con un “mare” profondamente più rischioso e con una imbarcazione più robusta e allo stesso tempo molto flessibile. Razionalizzando questo scenario, volendolo tradurre in linguaggio formativo e nel  mandato per una Academy si deve ragionare sul termine trasformazione. Ho avuto modo in altri contesti di suggerire non una, ma 3 trasformazioni che ci aspettano: una trasformazione formativa, una trasformazione organizzativa, una trasformazione comunitaria. 

La prima è sicuramente nel cuore della Academy e servirà disegnare (design)  nuove competenze che, come tali non esistono ancora, magari in modo partecipato. La seconda non è solo un tema di tecnologie della istruzione  e di modelli organizzativi, ma è una trasformazione che investe dentro e fuori la azienda che si trova a dialogare con continuità con la creazione di conoscenza e la generazione di prodotti da collocare sul mercato. La terza “comunitaria” accelera il processo di condivisione  già latente alle imprese, che prefigura un sistema economico meno centrato sulla competizione ma basato sulla condivisione sia dei rischi che dei profitti. Ciò si riverbera in un senso del lavoro che si riappropria di tutta la sua profondità esistenziale.