IL FONDO INTERPROFESSIONALE PER LA FORMAZIONE
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La formazione continua quale volano indispensabile per garantire l’occupabilità dentro la fase di cambiamento radicale che sta attraversando il mondo del lavoro:  dall’analisi dei dati dei “Rapporti di Monitoraggio Valutativo 2019”, realizzati da Fondimpresa e dall’INAPP, ne è - qualora vi siano ancora dubbi -la conferma  dell’efficacia. Naturalmente vi è sempre una certa soddisfazione quando una impostazione politica e culturale (per intenderci, quella che poco più di vent’anni fa faceva convergere le parti sociali nel progetto di costituzione del Fondo paritetico per la formazione continua) viene confermata dai numeri. 
In effetti, il dato più rilevante - a mio parere - consiste nel giudizio delle persone circa la formazione nella quale sono state coinvolte, che ha consentito loro di rimanere più agevolmente nelle aziende. Al tempo stesso, i Rapporti rilevano come  quelle stesse aziende abbiano potuto affrontare meglio il cambiamento. La ricerca rileva inoltre che, rispetto alle grandi aziende, le PMI manifestano una maggior reattività relativamente agli effetti positivi indotti dai percorsi formativi. Ciò si spiega abbastanza facilmente, se si considera la maggiore necessità di adattamento di queste ultime alla velocità del cambiamento dei mercati nazionali ed internazionali ai quali sono esposte. Le grandi aziende hanno dinamiche strutturalmente meno veloci (ma non per questo meno pregnanti), avendo a che fare sia con la complessità della propria organizzazione, sia con la complessità dei mercati mondiali. Appare tuttavia evidente che, anche per i grandi gruppi, la formazione dei lavoratori rappresenti un valore aggiunto, in particolare se si considera che, in molti casi, la formazione “finanziata” dai fondi rappresenta solo una percentuale abbastanza contenuta rispetto alla spesa complessiva sostenuta “autonomamente” dalle aziende per le medesime finalità. Va rilevato inoltre che gli interventi europei (recovery fund) a sostegno del sistema produttivo nazionale ed europeo non potranno prescindere da un piano generale che dovrà mettere al centro la formazione. Infine sottolineo la valutazione positiva sui percorsi formativi espressa da giovani e donne, salvo dover rilevare come queste ultime subiscano poi un blocco nello sviluppo di carriera sempre meno accettabile.