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 Forum Ambrosetti

Quest’anno si è tenuta la prima edizione del Forum Ambrosetti a metà tra il remoto e la presenza, la prima edizione in cui, se è vero che le presenze fisiche sono state ridotte del 70% rispetto all’anno precedente, i collegamenti da remoti sono schizzati al +300% rispetto allo stesso periodo di riferimento. 

La crisi sanitaria innescata dalla pandemia è presto diventata sociale ed economica. La storia recente dimostra come le organizzazioni che non sono in grado di adattarsi con velocità ad un contesto competitivo in continua evoluzione vengono sopraffatte dal cambiamento e difficilmente sono in grado di tornare competitive. Se questa è l’epoca dove ‘o sei veloce o sei escluso’ e dove l’unica speranza per contenere una crisi sociale drammatica è quella di tornare a crescere, il Forum Ambrosetti quest’anno ha presentato 8 proposte concrete per il rilancio dell’Italia che The European House – Ambrosetti ha immaginato, grazie al contributo degli oltre 350 membri del club.

1. investire sul sistema educativo per interrompere il circolo vizioso indotto dall’analfabetismo funzionale, attraverso quattro linee di intervento: ripensare il sistema scolastico dando maggiore spazio alla formazione interdisciplinare, ripensare il sistema universitario, promuovere l’educazione continuativa degli adulti con un programma nazionale per l’apprendimento permanente, preparare una classe dirigente (pubblica e privata) qualificata, responsabile e capace di dare risposta ai bisogni dell’Italia.

2. definire una visione strategica inclusiva che possa fertilizzare la stragrande maggioranza dei settori italiani.

3. trattare con l’Europa da pari e con proposte concrete per migliorarla, per tornare ad assumere quel ruolo centrale nella formazione del disegno europeo che l’Italia ha avuto nel secondo dopoguerra e che le spetta per il suo ruolo economico e sociale.

4. riprogettare la pubblica amministrazione attorno al rapporto tra stato, cittadini e imprese attraverso quattro linee di intervento: ridurre la “sovra-burcrazia” o “burocrazia cattiva”, semplificare le norme e abrogare quelle inutili, accelerare e potenziare gli investimenti pubblici e completare le opere infrastrutturali strategiche.

5. decidere e attuare una strategia industriale del paese per il nuovo contesto: definendo misure per il reshoring delle attività fondamentali per la sicurezza nazionale, identificando i settori strategici.

6. rafforzare la struttura industriale del paese combattendo la cultura anti-impresa: rafforzando il sistema produttivo attraverso incentivi a processi di fusione, accelerando la digitalizzazione delle imprese con un programma nazionale di upskilling/reskilling della forza lavoro, rispondendo alle sfide della sostenibilità, incentivando investimenti delle imprese in economia circolare.

7. investire nella digitalizzazione del paese e nella ricerca scientifica in alcuni ambiti a grande potenziale per il rilancio dell’Italia e per "far vivere meglio il mondo".

8. garantire una esecuzione operativa di qualità ai progetti strategici che verranno lanciati.

L’Industria del futuro sarà verde, digitale e resiliente. La competitività dell’Industria sarà determinata da reattività e resilienza. Produzioni sostenibili ed Economia Circolare, abilitati da digitalizzazione e innovazione tecnologica, permetteranno di aumentare l’efficienza, affrontare le grandi questioni ambientali e accrescere la resilienza. Oltre all’evoluzione tecnologica, una condizione abilitante fondamentale nella ridefinizione delle produzioni industriali italiane del futuro sarà l’evoluzione e l’adeguamento delle competenze e della formazione come leva essenziale per aggiornare i lavoratori rispetto alla fame di competenze tecnologiche necessarie.