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Cominelli Michilli Meane


A colloquio con Barbara Cominelli Marketing and Operations Director Microsoft


1)Qual è stato il peso sociale dell’emergenza covid sulla figura femminile dal vostro punto di vista?
In termini quantitativi il Lockdown ha avuto due facce: da un lato, una grandissima accelerazione sul fenomeno del lavoro agile in digitale; dall’altra, non essendo attrezzati dal punto di vista tecnologico per il supporto alla conciliazione vita personale/lavoro, le donne sono state fortemente penalizzate. Credo sia necessario ripartire con due riflessioni: la prima è come sarà il lavoro del futuro? La seconda, come lavoreremo in futuro? Credo che la modalità del lavoro agile rimarrà. Le aziende che erano pronte non soltanto a livello tecnologico, ma anche dal punto di vista culturale e organizzativo, stanno già ottenendo dei benefici importanti.

La letteratura ci mostra come, adottando forme di lavoro flessibile e digitale, si possa arrivare ad un 20-25% di aumento della produttività senza calcolare ulteriori benefici interni organizzativi. Ma non basta, ci vuole un salto culturale come quello della meritocrazia e del lavorare per obiettivi, delegando le persone. Bisogna lavorare sulle figure dirigenziali e sui leader che non possono più fare micro management ma devono diventare dei coach. E torna naturalmente il tema fondamentale dell’apprendimento continuo e della formazione: in Italia soltanto l’1% delle donne lavora nei settori tecnologici ad alta crescita.

2)Cosa vi aspettate dal governo per il futuro delle politiche attive della formazione, considerando che si tratta di strumenti essenziali per la ripresa del Paese?
Sicuramente portare a regime la tematica del lavoro flessibile digitale, che non si basa soltanto sulla tecnologia ma anche sulla cultura sull’organizzazione e sui processi. Il secondo tema è quello delle competenze e dobbiamo fare una gigantesca operazione di Reskilling per fornire le giuste competenze richieste dal mondo del lavoro. Il terzo punto comprende la rimozione degli ostacoli alle carriere al femminile perché ancora sono presenti barriere visibili ed invisibili. Il punto di partenza è prenderne consapevolezza anche all’interno delle aziende, creando un indice di pari opportunità. Partire dalla misurazione della situazione aziendale per poi trovare soluzioni concrete per colmare il Gender gap. Naturalmente ci sono eccellenze aziendali in cui questa situazione è ampiamente superata, mentre in alcuni settori il problema è ancora fortissimo. Inoltre, dobbiamo anche pensare al tema della formazione nell’ecosistema pubblico privato perché le competenze sono un tema chiave per il futuro del Paese e nessuno può risolverlo da solo bisogna unire le forze e fare squadra.

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A colloquio con Mirta Michilli Direttore Generale Fondazione Mondo Digitale


1)Qual è stato il peso sociale dell’emergenza covid sulla figura femminile dal vostro punto di vista?
Quasi il 60% delle donne in tutto il mondo lavora nell'economia informale. Se si considera che la maggior parte dei lavori in questo settore sono scomparsi durante il lockdown, che oltre il 30% dei lavoratori domestici è stato licenziato e si tiene conto di quanto la chiusura delle scuole abbia inciso sulla dimensione della cura dei figli si può facilmente comprendere l’impatto che l’emergenza sanitaria ha avuto sulla figura femminile. Eppure le donne hanno giocato un ruolo molto importante durante il lockdown, solo nel settore sanitario il 67% del personale infermieristico è donna, così come i medici donna al di sotto dei quarant’anni risultano essere il doppio degli uomini. Anche nel mondo della scuola, l’81,7% dei docenti sono donne, e a loro va riconosciuto il merito di aver saputo reinventare la didattica e di aver garantito una continuità nell’apprendimento. Il digitale in questo processo è stato fondamentale, credo che sia il punto principale da cui ripartire per un grande piano di formazione che metta al centro le donne.

2)Cosa vi aspettate dal governo per il futuro delle politiche attive della formazione in un momento in cui queste sono strumenti essenziali per la ripresa del paese
L’Italia ha bisogno di un grande progetto paese per la formazione del capitale umano che metta al centro i giovani e le donne. Un progetto di questo tipo avrebbe un fortissimo impatto anche in termini di PIL. Basti pensare infatti che la mancata partecipazione delle donne al mercato del lavoro vale un quarto del prodotto interno lordo del nostro paese, e non solo. Si stima che nel 2030 il fenomeno dello skill mismatch interesserà oltre un miliardo e mezzo di persone con un impatto importante sulla competitività stessa delle aziende. La nostra risposta deve necessariamente passare per investimenti sul capitale umano, sulle donne, e in particolar modo sulle giovani ragazze che risultano essere anche più qualificate dei colleghi uomini, ma dobbiamo lavorare affinché possano rimanere competitive anche nel futuro. Credo sia necessario mettere in campo una politica di incentivi e premi per le aziende che investono non solo nella formazione, ma nella formazione femminile con progetti strategici e specifici. Il governo dovrebbe mettere in campo strumenti importanti per supportare la formazione delle giovani donne e dall’altra parte per valutarne l’impatto di genere.

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A colloquio con Giulia Amico di Meane Director Talent Garden Innovation School Italia

1)Qual è stato il peso sociale dell’emergenza Covid sulla figura femminile dal vostro punto di vista
Nel momento storico che stiamo vivendo si respira una gran voglia di tornare alla normalità, bisognerebbe invece, a mio avviso, iniziare a stabilire regole del gioco differenti per approdare ad una nuova normalità, per non tornare ad un “pre” pieno di disuguaglianze, anche di genere. L’uomo e la donna non vanno pensati come elementi contrapposti, ma complementari, ed è necessario evidenziarne l’unicità. Per pensare correttamente le parole che utilizziamo diventano fondamentali, vanno scelte con cura, perché possono farsi portatrici di stereotipi di genere, che invece dobbiamo allontanare. Un esempio su tutti? La parola multitasking, termine ampiamente abusato per definire il complicato gioco di equilibri che la donna mette in atto per conciliare carriera e relazioni di cura. Bene, le donne non sono multitasking, sono semplicemente più allenate perché su di loro ricade il peso sociale delle relazioni di cura. Se è vero che le responsabilità di Governo ed aziende sono fondamentali per superare il gap di genere è altrettanto vero che il linguaggio e le parole che utilizziamo nella nostra quotidianità contribuiscono a costruire il pensiero e sono una nostra responsabilità individuale, perché disegnano i modelli che tramanderemo alle generazioni future.

2)Cosa vi aspettate dal Governo per il futuro delle politiche attive della formazione, in un momento in cui queste sono strumenti essenziali per la ripresa del Paese?
Lavorare in modo congiunto per superare gli stereotipi di genere, ormai eccessivamente presenti: credo sia questa la chiave per andare avanti e non restare impantanati. Le competenze digitali sono essenziali, ma altrettanto fondamentale è fornire ai lavoratori gli strumenti per navigare la complessità di un mercato del lavoro in continua evoluzione. Le competenze necessarie? La più importante è la capacità di fare rete, un valore aggiunto essenziale per il futuro dei lavoratori: costruire un sistema di relazioni efficace, questo fa la differenza.