IL FONDO INTERPROFESSIONALE PER LA FORMAZIONE
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Francesca di Girolamo

Fondimpresa è leader nel sistema della formazione continua in italia: oggi contiamo oltre 206 mila aziende aderenti e più di 4,8 milioni di lavoratori iscritti, parliamo del 50% dell’intera platea di imprese e lavoratori facenti parte del sistema dei fondi interprofessionali.

Sono numeri che colpiscono, specie se si considera che nel 2004, anno di istituzione del Fondo, le aziende erano circa 18 mila e poco più di un milione di lavoratori.

Questa crescita importante ci ha permesso, in questi 15 anni, di contribuire allo sviluppo e al progresso del Paese attraverso il finanziamento di progetti formativi in settori fondamentali quali innovazione, sostenibilità ambientale, sicurezza sul lavoro e riqualificazione dei lavoratori in cassa integrazione o in mobilità.

Il lavoratore, grazie alla formazione continua, accresce il proprio patrimonio di competenze e con esso anche la propria capacità di collocarsi – e muoversi – all’interno del mercato del lavoro.

Una volta formato sarà in grado di utilizzare le competenze acquisite anche in altre realtà aziendali, generando un vantaggio per l’intero sistema e non per la singola impresa, per questo è importante ciò che facciamo, perché la formazione che finanziamo permette ai lavoratori di avere un ruolo attivo all’interno del mercato del lavoro, con il conseguente aumento della capacità di incidere in maniera più consapevole nei processi produttivi in cui sono coinvolti.

Del resto, la creazione di valore non si limita al benessere prodotto dalle attività imprenditoriali, ma è generato soprattutto dal modus operandi delle persone che in tali processi sono coinvolte.

La crescita economica e lo sviluppo di un paese dipendono dall’uso efficace della forza lavoro, maschile e femminile, senza distinzioni di genere e nell’emancipazione della vita professionale e sociale delle donne troviamo un fattore cruciale per le prospettive future della crescita economica.

Le imprese sono consapevoli che una maggiore partecipazione delle lavoratrici, anche ai più alti livelli, genera sicuramente un vantaggio economico e quindi adeguano sempre di più la propria organizzazione interna al fine di promuovere il potenziale di leadership delle donne.

D’altronde, quando si parla di lavoratori e competenze occorre necessariamente affrontare il tema del gender gap. L’ultimo Report realizzato dal World Economic Forum sul Global Gender Gap, parla di un divario che sarà colmato solo tra un centinaio di anni e fornisce una panoramica completa a livello globale dello stato attuale del gap e degli sforzi e delle intuizioni per colmarlo, dimostrandosi quindi un utile strumento di benchmarking per monitorare i progressi e rivelare le migliori pratiche tra Paesi.

L’Italia in questo studio è al 76esimo posto su 153 paesi. L’aspetto che abbassa la nostra posizione in maniera drastica nella classifica è legato alle opportunità e alla partecipazione alla vita economica e quindi alla disparità di trattamento salariale in cui siamo addirittura 125esimi.

Ciò è sicuramente legato anche agli ambiti professionali in cui le donne italiane sono o meno presenti, basti pensare che ad esempio in campo scientifico, dove la crescita dei salari è stata significativa negli ultimi anni, ancora oggi secondo l’Istat la presenza femminile è piuttosto scarsa.

Ma allora per quale motivo se sappiamo dove il divario si fa più evidente non iniziamo a pensare a tentativi concreti per colmarlo con interventi appositi, diretti alle donne e per la formazione continua femminile?

In Italia lavora meno di una donna su due e, secondo gli ultimi dati, il divario fra tasso di occupazione femminile e maschile è del 18,9%; tra tutti i paesi europei, peggio di noi solo malta. e ancora, se le donne hanno figli, la situazione peggiora: l’11,1% delle madri con almeno un figlio non ha mai lavorato.

La pandemia ha ulteriormente influenzato una situazione già molto delicata sotto gli aspetti dei carichi di cura, e degli equilibri di convivenza vita/lavoro.

Sono interessati aspetti importanti della qualità del lavoro che penalizzano le donne, scoraggiandole a entrare nel mercato del lavoro o spingendole – dopo la nascita dei figli – ad abbandonarlo o a scegliere percorsi di carriera meno premianti.

Fondimpresa vuole avere un ruolo attivo per contribuire a superare questo incredibile divario attraverso la formazione.

La formazione continua è una leva fondamentale per riconoscere e implementare professionalità, agevolare il raggiungimento di una dovuta parità e accompagnare nei processi di innovazione e di digital transformation le imprese italiane. Più cresce l’occupazione delle donne, più cresce il reddito e più aumenta la natalità, favorendo così la crescita dell’intero sistema paese.