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Paola NIcastro

Come ha reagito l’Anpal al Covid?

“Ci siamo resi conto che la situazione andava affrontata in modo tempestivo. Abbiamo agito su due fronti, interno ed esterno. Internamente abbiamo puntato sullo smart working, che ha dimostrato di essere uno strumento efficace, che lascerà i suoi frutti anche nel futuro. In prospettiva esterna abbiamo cercato di valorizzare la tecnologia e le componenti innovative di ogni attività”.

Sul fronte della formazione continua?
“Abbiamo cercato di assecondare ed accompagnare i processi più innovativi. La formazione a distanza e la teleformazione, che fino a qualche anno fa erano viste con sospetto, si sono rivelate, in questa occasione, uno strumento estremamente utile per accompagnare quel processo di cambiamento di cui le imprese hanno assoluta necessità in uscita da una crisi così rilevante. Anche in questo caso sono sicura che si tratterà di una esperienza di grande utilità, che lascerà una eredità importante anche per tempi meno eccezionali”.

Come può cambiare la formazione da frontale a teleformazione?
“Credo sia utile immaginare la teleformazione come un fenomeno non soltanto temporaneo, ma strutturale. L’esperienza di questi mesi ci deve insegnare che il processo di apprendimento non sempre richiede la presenza contestuale in una aula. Ci sono ovviamente dei problemi di adeguamento delle regole di rendicontazione, ma credo sia assolutamente possibile trovare delle formule che non sacrifichino l’innovazione, mantenendo le giuste garanzie di trasparenza e legittimità”.

Si può sopravvivere senza le competenze digitali?
“La brusca accelerazione impressa alla formazione, così come a molti altri aspetti del vivere sociale, ha portato con sé innovazioni inaspettate, che probabilmente avremmo potuto aspettarci in un decennio. Ma ora non possiamo tornare indietro. Le competenze digitali sono necessarie per poter sopravvivere e vanno costantemente aggiornate per rimanere competitivi sul mercato, sono linfa vitale per le nostre aziende e per la ripresa del Paese. Tutte le fonti statistiche convergono in questo senso: le professioni più ricercate sono quelle a maggiore contenuto di tecnologia, ed anche le professioni più tradizionali si arricchiscono di nuovi contenuti, man mano che le tecnologie cambiano il modo di lavorare. In tutti i lavori la capacità di utilizzare le tecnologie sarà determinante per consentire un salto tecnologico e produttivo”.