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Maria Raffaella Caprioglio 

“L’invecchiamento in azienda è un problema (e un costo) solo se lo si subisce: bisogna governare questo fenomeno trasformandolo in un’opportunità di crescita per l’azienda e il lavoratore”

  • Da sempre in Umana studiate e vi occupate delle trasformazioni demografiche nelle aziende.

“Osserviamo questi fenomeni come elementi che rischiano di compromettere pesantemente gli equilibri delle imprese. Ed è per questo che accompagniamo le imprese ad attivare strategie capaci di disinnescare per tempo quegli ordigni socio-demografici che, senza un intervento tempestivo, impatterebbero sulla gestione delle risorse in azienda e dunque sul mondo del lavoro. E proprio dei giovani e giovanissimi ci siamo occupati recentemente, in collaborazione con Alessandro Rosina, professore di Demografia della Cattolica di Milano e l’Istituto G. Toniolo, attivando una inedita ricerca di ambito nazionale sulla Generazione Z e il suo rapporto con il mondo del lavoro, che ha contribuito ad un interessante dibattito sul contesto giovanile”.

  • Quali cambiamenti ha osservato nella popolazione aziendale negli ultimi anni?

“Il quadro nel quale operiamo quotidianamente è sempre più complesso. Fattori ineluttabili, quali la maggiore aspettativa di vita e l’invecchiamento della popolazione, si mescolano a una progressiva diminuzione dell’indice di ricambio della forza lavoro”.

  • Una forza lavoro dunque sempre più “anziana”…

“Una forza lavoro che con difficoltà assorbe e sviluppa le competenze necessarie per i nuovi processi tecnologici che inevitabilmente ogni azienda è chiamata ad affrontare. Al contempo sono pochi i giovani che si inseriscono nel mercato del lavoro e soprattutto sono pochissimi quelli con competenze adeguate alle esigenze delle aziende”.

  • Di che tipologia di formazione ha bisogno questo pubblico?

“Per Umana l’invecchiamento in azienda è un problema - e un costo - solo se lo si subisce. Pensiamo sia necessario preparare per tempo le condizioni che consentono di governare questo fenomeno trasformandolo in un’opportunità di crescita per l’azienda e il lavoratore. Evidentemente non tutte le competenze potranno essere introdotte ex novo e la scarsità di risorse richiederà un rapido adeguamento delle professionalità già esistenti alle nuove tecnologie introdotte. Per superare l’impasse è dunque necessario spostare l’attenzione dall’età alle competenze. Formazione continua, reskilling, upskilling, sono solo alcuni, efficaci, strumenti. Credo insomma che non possa esiste ad esempio una dicotomia tra l’introduzione di nuove tecnologie in azienda e l’adeguamento del proprio capitale umano. I due temi vanno necessariamente affrontati contestualmente”.