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Isfol 2005: bilancio annuale del lavoro in Italia

Cambia ormai lo scenario della vita lavorativa nella nostra società. L'ultimo rapporto annuale Isfol evidenzia dei segnali di ripresa.
Affiorano schegge di vitalità economica. L'insieme dei settori per i quali si è registrata una crescita del valore aggiunto, della produzione e dell'occupazione realizzano il 49% dell'intero valore aggiunto di tutti i settori produttivi (esclusa la Pubblica Amministrazione, la Difesa e la Sanità) e assorbono il 52,3% dell'occupazione totale. I settori, invece, che registrano un calo o del valore aggiunto, o della produzione o dell'occupazione, realizzano il 25% del valore aggiunto e impiegano il 13,2% del totale degli occupati. In totale solo una piccola parte dei settori produttivi risulta essere in una posizione di svantaggio e di crisi di competitività.
Altro campo che sembra possa presentare delle spinte di ripresa è il terziario. Imprese con oltre 50 addetti, con un incremento medio dei servizi dello 0,7%, sono aumentate del 10,3%, con dinamiche di sviluppo significative nell'ambito delle attività immobiliari (+63%), della ricerca e sviluppo (+38%), del commercio (+22,2%); a fronte di una contrazione degli investimenti delle imprese italiane (-3,2%), nel terziario si è registrata una crescita del 4,5%.

Un miglioramento viene rintracciato nella fioritura di eccellenze nella ricerca: tra le 500 imprese che più investono in ricerca e sviluppo 149 sono del Regno Unito, 100 della Germania, 66 della Francia e 44 della Svezia. L'Italia è all'ottavo posto, è rappresentata da 17 aziende. Sale, invece, nelle posizioni per quanto riguarda il numero di pubblicazioni e con queste va al settimo posto.

Il nostro Paese, inoltre, scommette sulla professionalità puntando sui corsi universitari, sui master, sulla formazione professionale e continua; anche le riforme varate nel corso degli ultimi anni, contribuiscono allo stravolgimento del sistema lavoro.
Nonostante tutto, però, non possono essere sottovalutati altri dati che mostrano una faccia del nostro paese alquanto scontenta dell'andamento socio economico del 2005. Primo fra tutti è l'emergere del corto orizzonte dei nuovi ricchi che, a fronte della maggioranza che ha continuato a stringere la cinghia, hanno continuato a spendere. A questo si unisce il disagio dei senza patrimonio, l'impotenza delle risposte individuali, l'indebolimento soggettivo segnato dal rafforzamento delle reti sociali che caratterizzano lo stato di un paese che è ancora in cerca di una forza che lo aiuti a mettere in moto una macchina in grado di decollare.
Risposte più convincenti si sperano di trovare nel corso del nuovo anno.