Il successo dei distretti industriali
Da una analisi condotta dalla Commissione europea è emerso come l'Italia sia il sesto Paese al mondo per propensione all'imprenditorialità.
Questa caratteristica del nostro sistema produttivo, è stata la premessa alla straordinaria diffusione, accanto alla grande industria, di piccolissime imprese e del lavoro autonomo che hanno favorito la nascita di un modello di sviluppo locale integrato, oggi conosciuto con il nome di "distretti industriali". (www.clubdistretti.it)
I distretti industriali - riconosciuti giuridicamente dalla legge 317/1991 e dai provvedimenti attuativi che ne sono derivati - sono, secondo l'Istat, poco meno di 200..
In particolare tale decreto individua cinque criteri vincolanti ai fini dell'individuazione di un'area come distretto industriale da verificarsi tutti simultaneamente: - L'"indice d'industrializzazione manifatturiera" del distretto, rappresentato dalla quota di addetti dell'industria sul totale delle attività economiche del territorio. Esso deve superare di almeno il 30% l'analogo indice nazionale o quello regionale nel caso in cui quest'ultimo sia inferiore a quello nazionale.
-La "densità imprenditoriale", costituito dal rapporto tra le unità manifatturiere e la popolazione residente, deve essere superiore all'analogo indice nazionale.
-La "specializzazione produttiva", costituita dal rapporto tra il numero di addetti occupati in una determinata attività manifatturiera e il totale degli addetti dell'industria manifatturiera dell'area. Anche in questo caso, l'indice deve superare l'analoga media nazionale di almeno il 30%. L'attività manifatturiera rientrante in questo parametro costituisce la classe di specializzazione e viene determinata secondo le attività previste nella classificazione ufficiale dell'Istat.
-Il "peso occupazionale" locale dell'attività specializzata: il numero degli occupati nel settore di specializzazione deve superare il 30% del totale degli occupati manifatturieri dell'area.
-L'"incidenza della Piccola Impresa": la percentuale di addetti in piccole imprese operanti nel settore di specializzazione deve essere superiore al 50% del totale degli addetti del settore stesso.
I distretti industriali sono zone caratterizzate da un' alta concentrazione di piccole e medie imprese, generalmente artigiane, specializzate in una determinata produzione e collocate su una medesima area territoriale.
All'interno del distretto le imprese stabiliscono intensi rapporti di relazione che contribuiscono a creare il successo competitivo di questo tipo di sistemi produttivi: se da un lato la forte competizione stimola l'innovazione del prodotto, dall'altro la vicinanza e il forte livello di specializzazione consentono una continua trasmissione di conoscenze.
Il successo che i prodotti dei distretti riscuotono sui mercati internazionali è però anche frutto di una grande capacità di innovazione e di una costante ricerca del miglioramento del prodotto, favorite dalla concorrenza tra le stesse aziende del distretto, e dall'interazione tra i sistemi distrettuali e le università distribuite sul territorio in tema di ricerca e formazione.
Queste sinergie hanno reso competitivi a livello internazionale anche settori comunemente considerati tecnologicamente poco sviluppati (si pensi al caso del settore tessile). Ma non tutte le zone industriali del nostro Paese sono competitive allo stesso modo, da Nord a Sud le cose cambiano.
Prendiamo il caso del distretto di Montebelluna (in provincia di Treviso): se multinazionali come Salomon, Rossignol-Lange, Nike si attrezzano per essere presenti nel distretto veneto della scarpa sportiva e dello scarpone da sci è perchè capiscono che lì possono entrare in contatto con competenze, idee, varietà e flessibilità non disponibili altrove.
Solo se queste capacità riusciranno a riprodursi nel prossimo futuro, l'ingresso delle multinazionali non significherà colonizzazione del distretto, ma piuttosto espansione globale della rete di fornitura e di mercato su cui possono contare le imprese ivi localizzate.
Per seguire questa evoluzione, tuttavia, il distretto deve specializzare in modo sempre più fine le competenze possedute e diversificare il loro campo di applicazione.
Seguendo questa strada a Montebelluna si è passati nel tempo dallo scarpone classico, in cuoio, allo scarpone in plastica, dalla plastica agli stampi che servono per darle forma, dagli stampi al CAD usato per disegnarli, dal CAD al campionamento rapido. E così via.
Non si sopravvive restando fermi, ma cambiando continuamente prodotti (ciò che si fa) e processi (il modo di farlo).
Nel meridione invece la situazione è differente anche se per pochi dettagli. Viene messa in evidenza l'assenza delle industrie di macchinari adoperati poi nell'industria successiva e le minori fasi di ideazione e di commercializzazione del prodotto.
In altri termini, si tratta di sistemi produttivi meno completi, meno soggetti ad innovazioni, spesso dipendenti da committenti esterni all'area. Inoltre è da evidenziare il diverso contesto in cui operano le imprese meridionali: un territorio discontinuo, in cui alla localizzazione industriale si univa quella abitativa, un'accentuata concorrenza e una minore collaborazione, una presenza di microcriminalità, un ridotto senso d'identità, una pubblica amministrazione poco collaborativa.
Nonostante queste differenze, ci sono molte potenzialità: in primo luogo una imprenditorialità vivace, un importante saper fare che si è venuto formando nonostante le difficoltà del contesto.
Un'esempio di ciò è il distretto di Solfora (in provincia di Avellino), specializzato nella concia di pelli ovi-caprine, che produce il 40% del totale realizzato in Italia ed è destinato al settore calzaturiero e dell'abbigliamento.
Le materie prime provengono essenzialmente dalla Nuova Zelanda, dal Sud-Africa e dal Medio-Oriente. Ma ciò che lo rende davvero competitivo è: l'integralità dei cicli produttivi delle aziende, l'eccellente cultura manifatturiera e una tradizione artigianale che fa la differenza.
Grazie a questo piccole-medie imprese, l'Italia è uno dei Paesi nel quale l'iniziativa imprenditoriale è più sviluppata, e l'autonomia imprenditoriale ha consentito lo sviluppo della creatività, della ricerca del bello e del buon gusto nel prodotto finito che hanno reso famoso in tutto il mondo la produzione "made in Italy".