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Competitività in declino

L'Italia perde posizioni nella graduatoria delle economie internazionali

A metà classifica insieme a Grecia, Spagna e Messico, l'Italia si piazza al trentunesimo posto, su sessanta, nella graduatoria dei paesi più competitivi realizzata dalla Business International, società di consulenza del gruppo The Economist (www.eprcomunicazione.it).
Per il nostro Paese è il risultato peggiore nella storia di questa rilevazione, perdendo ben otto posizioni negli ultimi cinque anni.
In vetta troviamo Danimarca, Canada e Stati Uniti, seguiti dalle principali potenze europee (Francia, Gran Bretagna, Svizzera e Finlandia) e asiatiche (Singapore, Hong Kong, Taiwan e Corea del Sud).
Un triste primato quello italiano e sicuramente legato alla forte concorrenza delle economie emergenti, prima fra tutte la Cina.

Il vero problema è quello di rendere il Sistema italiano più attrattivo per favorire l'ingresso di capitali esteri. Molti sono infatti gli elementi che pesano nella scelta del nostro Paese come destinazione per gli investimenti. Tempi e complessità delle procedure burocratiche e amministrative, infrastrutture inadeguate, soprattutto nel Mezzogiorno, un carico fiscale relativamente elevato e un mercato del lavoro ancora bloccato. Fino ad oggi, inoltre, gli investimenti sono stati diretti in prevalenza al Nord, dove si concentra l'81% delle imprese a partecipazione estera (Banca dati Reprint del Politecnico di Milano-Ice) ed in misura ridotta verso il Centro (11,5%) e il Mezzogiorno (7,5%).

Il crescente divario tra Nord e Sud è stato segnalato anche dall'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che evidenzia come l'Italia sia il Paese industrializzato che registra il maggior grado di disparità regionale con una differenza tra la regione con il minor tasso di disoccupazione (Trentino Alto-Adige, 2,6%) e quella con il maggior tasso di disoccupazione (Calabria, 25,6%) che arriva a toccare i 23 punti percentuali.
Essere attrattivi significa rendere l'attività produttiva in Italia più interessante e soprattutto più agevole che altrove.

"Competitività ed attrattività sono due facce della stessa medaglia", sostiene Carlo Secchi, ordinario di Politica economica europea all'università Bocconi (www.fondazioneaccenture.it).
E' evidente che in questo contesto una ripresa da parte della domanda non basta, bisogna far leva su manodopera qualificata e, ancora prima, puntare su ricerca e innovazione.
Nel panorama italiano non mancano comunque segnali positivi. La Business International sostiene che nel periodo 2006/2010 la competitività del nostro paese dovrebbe crescere e guadagnare una posizione. Almeno per il momento, però, la realtà è un'altra.