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Le occasioni da non perdere

L'Italia è il paese delle opportunità creative, al momento purtroppo mancate o poco sviluppate. Questo dato emerge da uno studio statistico effettuato da Ambrosetti per conto dell'ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e dalle osservazioni del professor Florida svolte sulla classe creativa in Italia a confronto con quella di altri paesi ed espresse nel suo libro in cui espone la sua teoria delle 3T.

Dall'indagine svolta risulta che nonostante una straordinaria ricchezza di opportunità per alimentare la creatività, la classe creativa non supera il 14% della forza lavoro italiana, mentre in Olanda arriva al 30%, al 29% in Finlandia e al 27% in Inghilterra. Per quanto riguarda il numero di innovazioni brevettate in rapporto ai residenti, l'Italia è solamente al decimo posto. Risulta invece in posizione migliore per quanto riguarda l'indice di tolleranza, occupando l'ottava posizione. Tuttavia i paesi più tolleranti sono sempre quelli scandinavi: Svezia, Olanda e Danimarca. "Se si considera che in Irlanda la classe creativa si assesta intorno al 34% della popolazione, negli USA al 24% e in Spagna al 20% - sottolinea Paolo Borzatta, senior partner Ambrosetti che ha coordinato la ricerca- il nostro 14% lascia ben intendere quale gap ci separa dagli altri Paesi più sviluppati. Solo in cinque città, Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo la presenza dei creativi raggiunge il 20%. Le città devono ricominciare ad essere considerate magneti per gli investimenti, capaci di generare ricchezza e produttività, con ripercussioni positive su tutto il sistema Paese, pena l'esclusione dai circuiti internazionali".

Osservando l'ambiente universitario poi viene alla luce un altro aspetto: siamo al 162° posto, con la Sapienza di Roma, nella graduatoria delle migliori università, mentre la sola Inghilterra compare con ben 18 università nelle prime cinquanta e con due nelle prime 10. La ricerca scientifica dovrebbe essere il motore trainante per attrarre intelligenze internazionali e produrre competitività, ma il numero degli studenti stranieri che viene in Italia a fare un dottorato di ricerca è meno dell'1%, come in Messico e in Corea, mentre in Spagna è il 12% e in America del Nord il 30%. Inoltre i laureati stranieri sono il 33 % nelle università di Svizzera, Gran Bretagna e Belgio, il 27 % negli Usa, il 18 % in Danimarca. Evidentemente il nostro sistema non offre sufficienti capacità attrattive per studenti ricercatori e scienziati.

In ogni caso sono le metropoli ad avere la concentrazione maggiore di elementi e risorse creative: Roma con il 24,62% detiene il ruolo primario, la segue Napoli con il 23,38%, Milano con il 22,87%, Palermo con il 22,52%, ed infine Torino con il 19,91%.
Tuttavia queste cifre sono molto sensibili a confronto con quelle di città europee da cui bisognerebbe trarre esempio per sbloccare una situazione di ritardo ventennale nell'innovazione e nello sviluppo.
Per fare qualche esempio Londra attrae circa il 34% di professionisti creativi sul totale dei lavoratori, e Barcellona circa il 32%, entrambe catalizzano produttività, investimenti e ricchezza, garantendo medie alte a tutto il paese.